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Elettrognatografia: cos'è e cosa misura della mandibola

Cos'è l'elettrognatografia, cosa registra dei movimenti della mandibola e cosa ha visto uno studio dell'Università di Milano dopo una seduta di vibrazione.

3 min di lettura

In breve

L'elettrognatografia è un esame che registra come si muove la mandibola: quanto si apre la bocca, che traiettoria segue, con che velocità e quanto spazio resta tra i denti a bocca rilassata. Spesso si fa insieme all'elettromiografia, che misura il lavoro dei muscoli che chiudono la bocca. Insieme mostrano il muscolo e il movimento che ne nasce.

Cos'è l'elettrognatografia?

È un esame non invasivo che registra i movimenti della mandibola nelle tre direzioni: su e giù, avanti e indietro, a destra e a sinistra. Non usa aghi e non tocca i muscoli: segue solo il movimento.

Cosa misura?

  • Apertura: quanto si apre la bocca.
  • Traiettoria: che strada fa la mandibola mentre si apre e si chiude.
  • Velocità: quanto è rapido il movimento.
  • Simmetria: se il lato destro e il sinistro lavorano allo stesso modo.
  • Spazio libero: la distanza tra i denti quando la bocca è a riposo.

Cos'è lo spazio libero tra i denti?

A bocca rilassata i denti di sopra e quelli di sotto non si toccano: resta una piccola distanza. Si chiama spazio libero interocclusale, in inglese freeway space.

Quando questo spazio aumenta, gli studi lo leggono come un segno che i muscoli che chiudono la bocca si sono rilassati.

Perché si fa insieme all'elettromiografia?

L'elettromiografia di superficie registra l'attività elettrica dei muscoli con sensori appoggiati sulla pelle: i masseteri ai lati della mandibola, i temporali alle tempie. Dice quanto lavora il muscolo. L'elettrognatografia dice cosa produce quel lavoro. Lette insieme, le due misure si chiamano EMG-EGN.

Cosa hanno visto i due esami dopo una seduta di vibrazione?

Uno studio dell'Università degli Studi di Milano, presentato nel 2013 al Congresso mondiale di neurologia di Vienna, ha usato proprio questa coppia di esami. Sessanta persone tra i 19 e i 25 anni hanno fatto elettromiografia, elettrognatografia ed esame dell'equilibrio prima e subito dopo una seduta di vibrazione su più punti del corpo.

  • Muscoli più rilassati. In media l'attività dei muscoli della mandibola è scesa, con un cambiamento significativo nei masseteri.
  • Più spazio tra i denti. Lo spazio libero è aumentato nel 53% dei casi: per gli autori, il segno di un rilascio muscolare.
  • Più equilibrio. Sono migliorati anche la distribuzione del peso sui piedi, la posizione del baricentro e i test di equilibrio.

Lo studio non è nostro: è di Garagiola, Maffei e Farronato ed è pubblicato negli atti del congresso, sul Journal of the Neurological Sciences.

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Domande frequenti

L'elettrognatografia fa male?

No. È un esame non invasivo: registra soltanto i movimenti della mandibola mentre apri e chiudi la bocca o la tieni a riposo. Non usa aghi e non agisce sui muscoli. Spesso si fa nella stessa seduta dell'elettromiografia di superficie, che usa sensori adesivi appoggiati sulla pelle.

Che differenza c'è tra elettromiografia ed elettrognatografia?

L'elettromiografia registra l'attività elettrica dei muscoli che chiudono la bocca, come i masseteri ai lati della mandibola e i temporali alle tempie. L'elettrognatografia registra il movimento della mandibola: apertura, traiettoria, velocità, spazio tra i denti. La prima dice quanto lavora il muscolo, la seconda cosa produce quel lavoro.

Cos'è il freeway space?

È lo spazio libero interocclusale: la piccola distanza che resta tra i denti di sopra e quelli di sotto quando la bocca è rilassata. Si misura con l'elettrognatografia. In uno studio dell'Università di Milano è aumentato nel 53% dei casi dopo una seduta di vibrazione, e gli autori lo leggono come il segno di un rilascio muscolare.

Fonti

Solo le fonti scientifiche pubblicate.

  1. Garagiola U, Maffei A, Farronato G. Global proprioceptive resonance: effects on neuromuscular and postural systems. Journal of the Neurological Sciences, 2013;333(suppl. 1), atti del 21° Congresso mondiale di neurologia, Viennadoi.org/10.1016/j.jns.2013.07.1651
  2. Lo stesso abstract, scheda nell'archivio dell'Università degli Studi di Milanoexpertise.unimi.it/resource/item/246584

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